Olimpiadi 2026, il bluff di Zaia: sorrisi in diretta, macerie sul territorio
Dietro la vetrina patinata delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, il Veneto rischia di ritrovarsi con opere incompiute, sprechi e infrastrutture mai realizzate.

I numeri delle opere: solo il 6% completato
Il piano delle opere olimpiche prevede
98 interventi, tra infrastrutture e impianti sportivi, per un valore complessivo di circa
3,4 miliardi di euro (fonte: Simico.it).
Eppure, secondo il report della rete civica Open Olympics 2026 aggiornato ad aprile, le opere concluse sono appena
6: poco più del 6% del totale.
Il resto?
- 59 opere dovrebbero teoricamente essere pronte entro febbraio 2026.
- Circa il 50% è ancora fermo alla fase preliminare (gara, progettazione o avvio lavori).
A complicare il quadro, il portale di trasparenza di SIMICO, che dovrebbe aggiornare ogni 45 giorni lo stato di avanzamento, non viene aggiornato dal 22 aprile 2025 (fonte: Lavialibera.it).
Impianti sportivi avanti, infrastrutture indietro
Gli impianti sportivi procedono meglio:
- La nuova pista da bob Sliding Centre è stata completata e testata.
- Alcuni interventi minori sono stati portati a termine.
Sulle infrastrutture di trasporto, invece, lo scenario è desolante:
- Gli svincoli di Trippi e Sassella (Sondrio) saranno pronti solo nel 2027 (LaProvinciaUnicaTV).
- Le varianti di Cortina e Longarone hanno tempistiche che superano il 2030.
- Il potenziamento ferroviario, come la linea Bassano–Trento, è previsto solo nel 2026, quindi a Giochi già conclusi.
Tradotto: gran parte delle opere utili arriverà quando le Olimpiadi saranno già finite.
La pista da bob: simbolo di uno spreco
Il caso più emblematico resta la pista da bob di Cortina, costata 118,4 milioni di euro (Il Fatto Quotidiano), costruita nonostante il CIO avesse suggerito di utilizzare un impianto esistente all’estero.
Un’opera destinata a uno sport che conta appena 50-60 praticanti in tutta Italia, e che rischia di trasformarsi in una cattedrale nel deserto destinata a chiudere pochi mesi dopo i Giochi.
La narrazione di Zaia e la realtà
Mentre Zaia si presenta come il grande garante dell’Olimpiade, i numeri raccontano altro:
- Trasparenza carente (nessun aggiornamento ufficiale da mesi).
- Ritardi strutturali sulle opere fondamentali.
- Sprechi simbolici come la pista da bob.
- Un’eredità fatta più di incompiute che di benefici.
-
Le Olimpiadi potevano essere l’occasione per lasciare al Veneto infrastrutture utili e durature. Ad oggi, sembrano solo l’ennesima vetrina politica: un gioco di luci e slogan che, finita la festa, lascerà sul territorio silenzio e cantieri abbandonati.
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